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L'ho fatto io“L’ho fatto io.”

No. Non sto parlando dell’onnipresente e atavica ricerca del successo sia economico che personale. Non è per la fama. Il punto che l’ha proprio letteralmente, praticamente e artigianalmente fatto lui.
“L’ho fatto io” è la risposta che Antonio ha pronta per tutto, qualunque sia la domanda. È questo che mi dice quando gli faccio notare che la Divina Commedia di 2.000 pagine vecchia di 150 anni e rilegata in pelle vale di più del suo prezzo di vendita. Le pagine non sono neppure di carta, è pergamena.
“E’ eccezionale.” Dico io.
“Lo so: l’ho fatta io. “ Risponde lui.
E’ di questo che si tratta. Le bibbie, le pergamene, i libri, le agende, persino i lampadari. Tutto qua dentro, è stato fatto. Non comprato, non acquistato, non fabbricato con catene di montaggio fredde e automatiche e prive di anima.
L’estensione delle capacità e del senso dell’arte e del senso pratico di Antonio sono da non credere. Entrate in uno dei suoi laboratori/negozio a Firenze ed è come tornare indietro di 500 anni.
Vi aspettereste, con una comprensione del bello e dell’arte fatta a mano così all’avanguardia eppure così antica, un personaggio che vada di pari passo con la propria arte.
E ho paura che avreste al cento percento, completamente, assolutamente...ragione.
Antonio non sembra nemmeno reale. Quando lo incontro, mi presento come Alessandro, perché è il mio nome. Lui dice di chiamarsi Edmond Dantes, o Jack Sparrow. Dipende. Perché è fatto così. Persino il suo aspetto combacia con la sua personalità. Pensate al leggendario Heath Ledger nel film The Imaginarium of Doctor Parnassus, pensate all’iconico Johnny Depp in Pirates of the Caribbean e mescolate. Ecco a voi Antonio.
In questi oscuri e tetri giorni di wi-fi e internet e social network e schermi di smartphone per nascondere il vuoto che abbiamo creato e accettato nelle nostre vite dovrebbe essere obbligatorio visitare questi laboratori d’arte.
Perché siamo umani e dovremmo fare quello che sappiamo fare meglio. Arte.